Il caos come metodo: esiste una strategia di Trump?
Oltre l’idea dell’improvvisazione
Di fronte alle dichiarazioni e alle iniziative di Donald Trump, la reazione più comune è liquidarle come esternazioni impulsive, frutto di momenti isolati di follia politica. È una spiegazione comprensibile, forse rassicurante, ma difficilmente sufficiente.
La domanda più interessante non è se Trump sia coerente nel linguaggio, ma se lo sia negli effetti.
L’imprevedibilità come cifra politica
Nel corso della sua esperienza politica, Trump ha fatto dell’imprevedibilità una vera e propria cifra stilistica. Dichiarazioni che smentiscono quelle del giorno prima, annunci clamorosi seguiti da parziali retromarce, attacchi verbali a alleati storici alternati a improvvise aperture: tutto questo viene spesso letto come disordine. Eppure, in politica, il caos può essere anche uno strumento.
Un’insofferenza strutturale per il multilaterale
Se si osservano le sue azioni nel tempo, al di là delle singole frasi e delle uscite più provocatorie, emerge una costante piuttosto chiara: una profonda insofferenza verso tutti quei vincoli multilaterali che limitano la libertà d’azione degli Stati Uniti. È accaduto con la NATO, più volte accusata di essere un peso finanziario per Washington; con l’Unione Europea, trattata non come alleato strategico ma come concorrente; con gli accordi internazionali, percepiti più come freni che come garanzie di stabilità.
Dalla cooperazione alla transazione
La logica che sembra guidare questo approccio non è quella della cooperazione, ma quella della transazione. Ogni rapporto internazionale deve produrre un vantaggio immediato, misurabile, preferibilmente unilaterale. In questo schema, il diritto internazionale e le strutture multilaterali non sono valori da difendere, ma ostacoli da aggirare.
Una NATO senza voce politica
Anche il rapporto con la NATO va letto in questa chiave. Trump non ha mai realmente messo in discussione l’utilità militare dell’Alleanza; ciò che ha sempre contestato è la sua dimensione politica. Un’alleanza in cui gli europei discutono, prendono posizione, rivendicano principi comuni, diventa nella sua visione un intralcio. La NATO è accettabile solo se resta finanziata dagli altri, guidata dagli Stati Uniti e priva di una reale autonomia politica. Non si tratta tanto di smantellarla, quanto di svuotarla di voce.
La Groenlandia come test di sistema
È in questo contesto che si inserisce la questione della Groenlandia. Ridurla a una mera partita sulle rotte artiche o sulle risorse naturali significa perdere di vista il quadro più ampio. Mettere in discussione un territorio legato a un paese europeo, all’interno dell’alleanza NATO, equivale a sottoporre l’intero sistema a una prova di resistenza. È un modo per testare la capacità di reazione dell’Europa, la solidità dei meccanismi collettivi e la disponibilità degli alleati ad accettare soluzioni bilaterali imposte, pur di evitare uno scontro aperto.
Incoerenza apparente, traiettoria costante
In questa prospettiva, anche le apparenti contraddizioni di Trump assumono un significato diverso. L’incoerenza è spesso nel linguaggio, raramente nella traiettoria. Gli effetti delle sue azioni tendono sempre nella stessa direzione: indebolire le strutture multilaterali, privilegiare rapporti bilaterali asimmetrici, spostare l’equilibrio dal diritto alla forza negoziale.
Quando il caos diventa leva
Attribuire tutto alla psicologia individuale di Trump è una scorciatoia interpretativa. Può aiutare a spiegare il tono, ma non chiarisce la persistenza di certi obiettivi. È possibile che ciò che appare come disordine sia in realtà un uso sistematico dell’ambiguità, una strategia che consente di erodere le regole senza dichiarare apertamente di volerle abbattere.
Forse, allora, la vera domanda non è se Trump sia un leader folle o un freddo stratega. Forse la questione più scomoda è un’altra: è possibile che, nel potere contemporaneo, l’ambiguità e il caos siano diventati strumenti politici più efficaci della coerenza?
Se così fosse, l’errore non sarebbe una deviazione dal sistema, ma una delle sue leve principali
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