La questione Iran — aggiornamento di oggi 16 gennaio 2026

 


📍 Contesto e dinamica interna

In Iran proseguono da oltre tre settimane le proteste antigovernative iniziate il 28 dicembre 2025, nate in risposta alla profonda crisi economica, alla svalutazione della moneta e al crescente malcontento popolare per le condizioni di vita. Queste manifestazioni, partite in città come Teheran, si sono diffuse in numerose province, coinvolgendo commercianti, studenti e cittadini di diverse età.

La risposta delle autorità è stata durissima. Le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, arma da fuoco e arresti di massa contro i manifestanti, causando un numero significativo di vittime. Organizzazioni internazionali per i diritti umani stimano che migliaia di persone siano state uccise e decine di migliaia arrestate, ma le cifre precise restano difficili da verificare a causa del quasi totale blocco di internet e delle comunicazioni imposto dal governo. 

Il blackout di internet, attivo da 8 gennaio 2026, ha gravemente limitato la possibilità di monitorare gli eventi dall’esterno e il flusso di informazioni interne.


🧑‍⚖️ Posizione e atti delle autorità iraniane

 

  • Masoud Pezeshkian, Presidente della Repubblica, e il suo governo hanno definito la situazione sotto controllo, pur senza fornire un bilancio ufficiale completo delle vittime.

  • Il Governo ha annunciato processi “rapidi” per gli arrestati, secondo dichiarazioni di Gholamhossein Mohseni Ejei, Capo della Magistratura iraniana.
  • Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha attribuito la decisione di interrompere internet a “operazioni terroristiche” collegate, sostenendo che ordini fossero provenuti dall’estero — accusa respinta da gruppi di diritti umani come un tentativo di coprire la repressione.

🌐 Reazioni internazionali

Stati Uniti

  • L’amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, ha espresso sostegno ai manifestanti e ha chiesto il rispetto dei diritti umani, sollecitando un dialogo politico piuttosto che l’uso della forza. Gli Stati Uniti hanno anche imposto nuove sanzioni nei confronti di alti funzionari iraniani accusati di repressione violenta.

Turchia

  • Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha dichiarato che Ankara si oppone a qualsiasi intervento militare e sostiene una soluzione diplomatica che eviti la destabilizzazione regionale.

Nazioni Unite

  • Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha tenuto una riunione d’urgenza su richiesta USA. Rappresentanti hanno condannato la violenza e chiesto il rispetto dei diritti umani, invitando Iran a trattare i detenuti umanamente, pur sottolineando l’importanza di evitare escalation o interventi militari diretti.

Altri Paesi e organismi internazionali

  • Francia, Regno Unito, Nuova Zelanda e l’Unione Europea hanno pubblicamente criticato l’uso della forza e annunciato misure di pressione, compreso l’allargamento delle sanzioni.


📊 Impatto sociale e diffuse preoccupazioni

Le proteste, sebbene meno visibili esternamente per il blackout delle reti, secondo osservatori internazionali stanno segnando una delle ondate di dissenso più ampie nella storia recente della Repubblica Islamica. Gruppi per i diritti umani sottolineano che le restrizioni alla comunicazione e il ricorso a repressione violenta aggravano la crisi piuttosto che contenerla.

Alcuni commentatori internazionali evidenziano anche come fattori ambientali, come la siccità prolungata, contribuiscano al malessere sociale, ma la principale spinta resta economica e politica.

🟡 Situazione sul campo

  • Le morti delle proteste sono stimate in migliaia, ma i numeri reali variano molto secondo le fonti; organizzazioni come Iran Human Rights parlano di oltre 3.000 vittime confermate solo fino al 14 gennaio, con decine di migliaia di arrestati.

  • Le comunicazioni interne e con l’estero restano fortemente limitate, complicando la verifica indipendente dei dati.
  • Nonostante la repressione e le restrizioni informatiche, le manifestazioni si ritengono una delle forme più estese di protesta politico-sociale nella Repubblica Islamica dalla rivoluzione del 1979.

📌 Stato attuale

La situazione resta altamente volatile. Nonostante le proteste sembrino nella fase di repressione più intensa, con diminuzione delle manifestazioni di massa visibili, la pressione interna e la risposta internazionale non accennano a diminuire.

Gli Stati Uniti, l’ONU e diversi Paesi europei mantengono l’attenzione sulla crisi dei diritti umani, mentre la leadership iraniana insiste sulla propria sovranità e respinge accuse di uso eccessivo della forza.

Commenti

Post popolari in questo blog

Quando la competenza diventa un’arma di esclusione

Trump, il Venezuela e le mappe sbagliate con cui leggiamo il mondo

Groenlandia: quando la sicurezza diventa una prova di forza