Quando le parole tengono insieme due verità opposte


Una posizione tutt’altro che semplice
«Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».

Il compito per Giorgia Meloni non era affatto semplice.
Si trova in una posizione che impone, da un lato, di mantenere un rapporto solido con il presidente Trump e, dall’altro, di arginare le forti reazioni suscitate dall’intervento statunitense in Venezuela e dalla cattura di Maduro.
Molti, pur riconoscendo la natura dittatoriale del regime venezuelano, contestano apertamente la violazione del diritto internazionale. È in questo spazio di tensione che si colloca la risposta del governo italiano.

Il tempo come elemento politico
Non a caso, la presa di posizione non è stata immediata.
È servito del tempo prima che la presidente del Consiglio esprimesse una linea chiara e, attraverso di lei, quella dello Stato italiano.
Anche questo silenzio iniziale è parte della strategia: osservare, misurare le reazioni, evitare parole che non possano essere ritirate.
Una strategia di equilibrio, politicamente molto efficace: non legittima l’azione militare, non condanna apertamente gli Stati Uniti, ribadisce una linea di principio, introduce un’eccezione che consente di non rompere con l’alleato.
È una costruzione che tiene insieme livelli diversi senza confonderli.

La politica come costruzione semantica
Questo intervento mostra con chiarezza che la politica non è solo decisione, ma anche costruzione semantica.
Alcune formule non servono a dire tutto, ma a tenere aperte più strade.
Un “no” esplicito, in certi contesti, non è segno di fermezza ma di miopia: produce rotture difficilmente reversibili.

Ambiguità come strumento
Non tutte le ambiguità sono mancanza di coraggio.
Alcune sono strumenti.
La condanna del regime di Maduro resta esplicita.
Il principio storico italiano contro l’intervento militare esterno non viene abbandonato.
Ma si apre uno spiraglio concettuale: “intervento difensivo”, “attacchi ibridi”, sicurezza nazionale.

Il disagio di chi osserva
Questo tipo di posizione spiazza chi cerca risposte nette: bianco o nero, condanna o approvazione.
Eppure la realtà politica, molto più spesso di quanto si ammetta, vive in un grigio funzionale, dove l’imperfezione non è un difetto morale, ma una condizione operativa.

È più rassicurante una posizione chiara che non produce effetti, o una imperfetta che evita danni maggiori?

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